Pizzo d’Uccello – Via Oppio Colnaghi

Pizzo d'Uccello - Parete Nord - Via Oppio Colnaghi

La Nord del Pizzo d’Uccello è veramente una parete immensa, chi vuole vivere questa avventura si prepari ad affrontare un vero e proprio lungo viaggio. L’arrampicata si svolge perlopiù in camini con passaggi rudi e poco eleganti: qui occorre essere veloci ed efficaci.

E’ impressionanate immaginare Nino Oppio con il compagno Serafino Colnaghi salire nel 1940 una parete di queste dimensioni e complessità in un solo giorno. Questo fortissimo alpinista è famoso per aver aperto vie di difficoltà molto elevata su grandi pareti di roccia instabile: da ricordare in particolare la Parete Sud del Sasso Cavallo nelle Grigne, la Parete Sud del Croz dell’Altissimo nelle Dolomiti di Brenta. Una classica divertente per conoscere ed avvicinarsi allo stile di arrampicata di Oppio è alla Parete Est della Pietra di Bismantova, Via Oppio.

Questa relazione è frutto della nostra esperienza; su una parete di queste dimensioni ognuno può applicare secondo la propria coscienza le strategie ritenute più valide. Si possono pertanto accorpare o dividere i tiri nelle varie soste presenti lungo la parete.

L'imponente Parete Nord, 660 m di dislivello per 850 m di sviluppo della Via Oppio-Colnaghi

Zona: Orto di Donna, Minucciano, Alpi Apuane

Sviluppo arrampicata: 850 metri (660 m di dislivello)

Apritori: Nino Oppio e Serafino Colnaghi il 2 ottobre 1940

Tipo di apertura: dal basso con chiodi tradizionali

Esposizione: nord-est

Protezioni:vecchi chiodi tradizionali (tutti gli spit che erano presenti sono stati tagliati o spaccati)

Difficoltà: prevalentemente IV e V, un breve tratto V+ A0, V+ obbl.

Note: questa via richiede una buona maturità alpinistica, la difficoltà non è il grado bensì l’orientamento in una così grande parete. Inoltre un’eventuale ritirata sarebbe molto problematica e pericolosa. Sono presenti alcuni chiodi fuori via lasciati durante i numerosi errori di percorso. Le protezioni E LE SOSTE sono su chiodi tradizionali datati, in alcuni tiri non sono presenti chiodi, ma anche se l’arrampicata è facile il terreno è molto instabile. Per uno standard minimo di sicurezza sono indispensabili friends. Dato l’andamento sinuoso è fondamentale in tutti i tiri allungare sempre molto le protezioni

Equipaggiamento:normale d’arrampicata, friends fino al blu grosso BD, fettucce e cordini, un martello e qualche chiodo del “non si sa mai” potrebbero essere utili

Accesso: da Aulla salire a Minucciano poi raggiungere la località Orto di Donna, quindi il Rifugio Donegani

Avvicinamento: dal Rifugio Donegani salire la strada di cava, oltrepassare la sbarra e poco oltre un tornante reperire sulla destra un sentiero che sale verso la Foce Siggioli, all’imbocco del quale è presente una targa commemorativa per Donegani e l’indicazione del sentiero 187. Seguire il sentiero nella faggeta che con andamento verso destra (faccia a monte) raggiunge la cresta e reperire l’attacco della Ferrata Tordini-Galligani. Qui si vede appieno la maestosità dell’immensa Parete Nord del Pizzo d’Uccello. La ferrata si percorre in discesa su cresta affilata, assicurati al cavo, quindi si giunge alla base e si prosegue per pochi metri sul sentiero principale che si abbandona presto sulla sinistra per seguire una traccia che sale verso le pietraie alla base della parete. Per individuare l’attacco della via, prendere come riferimento un evidente tetto a forma di freccia presente a circa 50 m da terra, quindi salire di circa 100 m a sinistra rispetto alla verticale del tetto. Qui reperire un terrazzino con vecchio chiodo con cordone. Ore 2.

Questa zona ha il nome di Cantoni di Neve Vecchia, in quanto nella conca più a Nord, nei pressi del Canale dei Genovesi, permangono dei nevai fino ad estate inoltrata. 

Vista dagli opprimenti camini della Via Oppio

Relazione

L1: salire fino ad un chiodo IV, quindi aggirare uno spigolo traversando decisamente a destra V, dunque salire direttamente fino ad uno spuntone con cordone IV. Proseguire a sinistra su placca (1 chiodo) per poi salire direttamente IV, verso la sosta con 2 chiodi con cordone e maglia rapida arrugginita, 50 m (allungare le protezioni)

L2: non proseguire sulla rampa a sinistra, ma salire una piccola rampa verticale verso destra IV, quindi raggiungere la sosta su terrazzino alla base di un diedro, sosta su 2 chiodi, 40 m. Da qui parte la Via dei Pisani, con andamento verso destra sul diedro sopra la sosta

L3: seguire la rampa erbosa a sinistra fino a raggiungere un chiodo basso sotto al diedro II, salirlo IV, quindi proseguire ancora su un’altra rampa erbosa verso sinistra II, e raggiungere un albero dove si sosta, 35 m

L4: proseguire ancora lungo la rampa II, superare una sosta su 2 chiodi non collegati e portarsi alla base di un diedro III, salire il diedro IV, quindi continuare sulla rampa fino a raggiungere una sosta con 2 chiodi sul margine di un canale, 60 m

L5: spostarsi a sinistra ed entrare nel canale III, salire per balze III, fino a dove si restringe, salire nel camino IV, fino alla sosta sulla destra del camino (dietro una lama), sosta su 2 chiodi, 30 m

L6: salire il camino IV+, quindi uscire verso destra IV+, proseguire con andamento verso destra su delicate placche detritiche sprotette IV-, fino a raggiungere la sosta su 2 chiodi da collegare, 50 m

L7: portarsi verso sinistra alla base del camino successivo III, salire nel camino con bella arrampicata, IV+ fino a reperire una sosta su 2 chiodi da collegare, 50 m

L8: salire nel camino V, che a tratti diventa stretto e con lo zaino si fatica a passare, fino a raggiungere sulla sinistra una sosta su 3 chiodi con cordone al di sopra della quale vi è la scritta “lotta continua”, 30 m

L9: salire il camino di destra che dopo qualche metro si biforca IV+, alla biforcazione spostarsi a sinistra V, e raggiungere un terrazzino in una nicchia. Qui si può sostare per evitare l’eccessivo tiraggio delle corde, sosta su 1 chiodo e 1 friend, 25 m.

L10: (descrizione come da noi percorsa) salire a sinistra su una lama puntando ad un chiodo V, uscire a sinistra su una placca compatta improteggibile V+, quindi traversare ancora a sinistra su una zona di rocce verticali instabili V, per poi entrare a sinistra nel camino e salirlo fino alla sosta IV, sosta su 2 chiodi con cordone, 30 m. Probabilmente è possibile salire direttamente sopra alla sosta nella nicchia superando uno strapiombino, evitando quindi il traverso sprotetto e riportandosi a sinistra verso la sosta, ma non sappiamo come sia

L11: salire nel camino sopra la sosta con difficoltà sostenute V, fino ad un punto in cui ci si deve portare sul lato destro e attraversare poi decisamente a destra (presenti 2 chiodi e un terzo spaccato) V+ e A0, uscire quindi su un tratto di rocce rotte più facili fino alla sosta su 2 chiodi, 40 m

L12: salire su rocce detritiche facili con andamento leggermente verso sinistra fino ad un chiodo con anello spaccato e spuntone, quindi proseguire leggermente verso destra per portarsi alla base di un grande pilastro staccato III, dove è presente la sosta su 3 chiodi su terrazzino, 55 m

L13: seguire la cengia verso destra che scende leggermente e risale aggirando il pilastro, salire per fessure e successive placche fino a raggiungere una scritta in rosso “potere alle masse” III, quindi continuare per fessure erbose III, fino ad un terrazzino alla base di un diedro verticale, sosta su 3 chiodi, 60 m

L14: (fessura diedrica) salire sulla destra su placca ben appigliata IV, quindi traversare a sinistra nel diedro sopra la sosta V, proseguire sul diedro verticale V, che conduce ad una rampa erbosa verso sinistra. Lungo il diedro si incontra una scomoda sosta, è meglio proseguire sulla rampa più facile fino a raggiungere una sosta su 2 chiodi collegati con cordone, 60 m (allungare bene le protezioni)

L15: proseguire verso il primo canale a sinistra della sosta, quindi salire il canale IV, fino a raggiungere una scomoda sosta con 2 chiodi piantati sulla parete sinistra dello stesso, 45 m

L16: salire nel camino, uscire leggermente a destra fino ad una sosta con 2 chiodi ad anello da cui si rientra a sinistra nel camino e si prosegue sempre verticalmente IV+ e V, si oltrepassa un pilastro con clessidra, e si sosta poco oltre su 3 chiodi dentro al camino, 60 m (allungare bene le protezioni)

L17: salire sulla faccia destra del camino fino ad un chiodo IV, quindi proseguire sulla fessura di fondo V, fino a raggiungere una sosta all’interno del camino, sosta con 2 chiodi sul lato sinistro e 1 chiodo ad anello sul lato destro da collegare, 25 m

L18: spostarsi leggermente a destra e salire una placca inclinata con fessure IV, fino a sbucare in una zona di placche abbattute con detriti III e II che portano alla sosta in cima al secondo pilastro, sosta su 3 chiodi, 35 m

L19: salire sul filo dello spigolo aereo sopra alla sosta III, entrare in un diedro leggermente a destra e superare uno strampiombino IV+, raggiungendo un terrazzino con sosta su 2 chiodi, 25 m

L20: spostarsi a destra IV, e imboccare un diedro che si sale direttamente III, fino a raggiungere placche abbattute III poi II che spianano e portano verso la cresta, sosta su 1 fix, 55 m

Proseguire sulla cresta verso sinistra e in circa 40 m raggiungere la vetta del Pizzo d’Uccello

Discesa: raggiunta la vetta proseguire sulla facile cresta con sentiero ben segnalato con segni bianchi e rossi che superando piccoli passaggi di I e II grado porta alla Foce di Giovo, da cui è ben segnalato il sentiero n. 37 con indicazioni per il Rifugio Donegani, che scende nella faggeta quindi nelle vecchie cave, per poi raggiungere la strada delle nuove cave da cui si rientra facilmente verso la sbarra quindi il rifugio. Ore 1.20.

Ci avviciniamo all'immensa parete
I camini del primo pilastro
Dalla sosta di "Lotta continua"
Verso il traverso sprotetto
Ancora camini
Alla cima del secondo pilastro
Stanchi ma felici

Foto-relazione

LINK ESTERNI:

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