Gianni Calcagno

Gianni Calcagno

Gianni Calcagno, nato il 6 marzo 1943 a Genova, fu un alpinista di fama mondiale, con all’attivo imprese alpinistiche e extraeuropee di grandissimo rilievo, prima fra tutte la prima salita invernale della Via Cassin al Pizzo Badile dal 21 dicembre del 1967 al 2 gennaio 1968, con Alessandro Gogna, Camille Bournissen, Paolo Armando, Daniel Troillet e Michel Darbellay. In quel momento la via era considerata il maggior problema invernale delle Alpi.

Effettuò moltissime prime salite estreme, tra le tante un tentativo quasi riuscito di prima invernale al Monte Bianco per l’integrale di Peuterey.

Scomparve con Roberto Piombo in mezzo a una terribile bufera sullo sperone Cassin al McKinley il 16 maggio 1992.

Gianni Calcagno a sinistra e Guido Machetto a destra al campo base del Tirich Mir

Le salite

In Himalaya compie un lungo elenco di spedizioni perlopiù leggere, in stile alpino

  • Tirich Mir, 7708 m – Via dei Cecoslovacchi e Via degli Italiani – prima salita con Guido Machetto
  • Tirich Mir Ovest IV, 7338 m – Parete Sud-Ovest – prima salita
  • Catena dei Tirich Ovest – Prima traversata completa
  • Dir Gol Zom, 6780 m – cresta Est
  • Paju Peak, 6200 m -Via degli Italiani.
  • Zanskar – Punta Bifida, 5875 m
  • Gemello Z2, 6085 m
  • Menthosa, 6433 m – prima salita di due vie nuove
  • Broad Peak, 8047 m – Via Buhl – due ripetizioni
  • Gasherbrum I, 8068 m – Variante alla Via Messner
  • Gasherbrum II, 8035 m – Via Seigneur
  • K2, 8611 m – Sperone Abruzzi
  • Nanga Parbat, 8125 m – Versante Diamir – Via Kinshofer
  • Aquila di Ghiaccio (Sinkiang), 6700 m –  prima salita di una via nuova dedicata a Tullio Vidoni

Effettuò anche molte salite estreme nella Cordigliera Andina.

Gianni Calcagno in apertura sulla Via Calcagni al Pianarella

Quello che più colpisce di Gianni Calcagno, davanti una così enorme mole di scalate e montagne estreme salite è il fatto che non è mai stato un alpinista professionista.

Gianni Calcagno è stato uno dei primi scopritori delle Rocce del Finale. Il suo contributo sull’esplorazione e la scoperta di nuove vie è stato determinante, direi che a Finale si può dire che ci sia stata una vera e propria epoca Calcagno.

La sua idea sull'apertura di nuove vie

La bellissima e completa intervista realizzata da Fuvio Scotto ci dà con chiarezza lo spessore del personaggio

– Quindi sei contrario ad “opere di attrezzatura dall’alto” come è successo al Corno e a Rocca Bianca in Val Varaita?
– Già per le palestre questo stile mi lascia parecchi dubbi. Viviamo in un momento in cui trovare nuovi itinerari logici è sempre più difficile e mi sembra un’assurdità il chiodarli dall’alto togliendo la possibilità di farli con uno stile pulito. Se non si hanno le capacità di chiodare dal basso, lasciamolo fare a chi è in grado di farlo. Il Michel Piola della situazione potrebbe esistere anche da noi.

Gianni Calcagno sulla Via del Tetto a Monte Cucco
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