Placca dei Maleducati – Via Degna di Tua Sorella

Placca dei Maleducati - Via Degna di Tua Sorella

La Via Degna di Tua Sorella al Settore Sinistro della Placca dei Maleducati (Bric Spaventaggi) è una breve ma bellissima linea che sale bei muri grigi supercompatti, di grande bellezza. Non bisogna farsi scoraggiare dall’impatto visivo un po’ vegetato del primo tiro, sopra si trovano invece bellissime placche mai disturbate dalla vegetazione.

La chiodatura è esigente e richiede sicurezza, in particolare in L3, in cui è presente un lungo runout: il grado massimo si aggira intorno al 6a+/6b ma a nostro avviso per divertirsi è necessario avere un sicurissimo 6b. In tal caso soddisfazione, adrenalina e divertimento sono assicurati.

Gianni su L1

Zona: Orco Feglino

Sviluppo arrampicata: 60 metri

Apritori: G. Garbi e M. Barilati 2002

Tipo di apertura: dall’alto con resinati

Esposizione: ovest

Protezioni: resinati 

Difficoltà: 6a+/6b obbl.

Note: la via merita veramente una visita, forse oggi è poco frequentata per via di alcuni passaggi con una chiodatura molto esigente

Equipaggiamento: normale da arrampicata, un paio di cordini per clessidre, fettucce per collegare le soste

Accesso: dal casello di Feglino, scendere in direzione di Finale, quindi salire con svolta a gomito in direzione Orco: dopo circa 300 m parcheggiare in uno slargo sulla sinistra in corrispondenza di un bivio nei pressi della Località Sanguineo.

Avvicinamento: percorrere la strada di cava e superare la frazione, proseguire ancora dritto fino ad oltrepassare una cancellata e proseguire dritto. Dove la strada di cava piega a sinistra proseguire dritto per sentiero evitando tutte le deviazioni a sinistra che conducono al Settore Superpanza. Dopo un breve tratto in salita con qualche corda fissa si giunge all’estrema sinistra del Settore Principale della Placca dei Maleducati. Qui seguire la traccia a sinistra per circa 10 m, incontrando subito la partenza di Degna di Noi, quindi circa 5 metri più a sinistra si trova un pilastro delimitato sul lato sinistro da un evidente camino, punto esatto in cui parte la via (visibili i resinati). Poco più a sinistra sono presenti altri due monotiri con partenza in placca bombata solcata da uno spigolo. Ore 0,15.

Dafne sul piccolo strapiombino di L2

Relazione

L1: salire il vago pilastro fisico ma ben ammanigliato, sullo spigolo appena a destra dell’evidente camino (resinato alto ma clessidra in partenza), 5c, proseguire su placca appoggiata, 5a, e superando grossi alberi raggiungere la cengia in cui sulla sinistra è presente la sosta su 2 resinati da collegare, 20 m (visibile sulla destra la sosta di Degna Di Noi)

L2: salire il muretto (attenzione ad alcuni blocchi da tirare con cautela), 5c, superare lo strapiombino ed uscire su placca grigia compatta, 6a, proseguire ancora in placca leggermente verso sinistra ignorando una sosta da calata a destra, 6a, sosta sulla cengia su 2 resinati, 15 m

L3: affrontare una splendida fessura da cui si esce in placca, 6a+, salire sfruttando bellissimi buchetti su placca compatta, 6a+, proseguire verticalmente con lunghissimo runout, 6a+ continuo (forse l’obbligatorietà della chiodatura fa percepire qualche passo di 6b), spostarsi a destra su placca e raggiungere la sosta da calata, 20 m

Discesa: calate lungo la via, eventualmente sfruttando la sosta fuori via su L2. Rientro per sentiero di salita. Ore 0,30.

Dafne sullo psicologico L3

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Curiosità storiche

Che gli arrampicatori siano un tantino maleducati è una consuetudine, ma che spesso e volentieri si mettano in situazioni bizzarre, soprattutto quando si tratta di arrampicare in falesie situate in terreni privati, è un dato di fatto.

A tal proposito posso raccontare una storiella che mi è capitata negli anni Settanta. Avevamo notato una bella e particolare struttura al Bric Spaventaggi, nella Valle dell’Aquila. La roccia aveva la forma di un’enorme pancione. All’istante la nominammo “Superpanza”. Durante i tentativi di avvicinamento e salita alla parete, utilizzavamo una stradina, in parte privata, che conduceva a delle cave di roccia da poco abbandonate e che passava accanto ad una casa privata. In prossimità dell’abitazione i proprietari avevano costruito uno sbarramento in metallo, tipo cancello, per impedire l’accesso alle rocce… Il tutto ben guardato e custodito da un paio di cagnacci poco socievoli. 

Una mattina di buon tempo scavalcammo silenziosamente lo sbarramento, ma destammo l’attenzione degli animali che si avventarono verso di noi abbaiando furiosamente. 

Falcetti, piccozze da legno ed attrezzi necessari per realizzare il sentiero di accesso alle rocce, facevano parte del nostro bagaglio arrampicatorio dell’epoca… quindi ci sentivamo ben difesi. Nel mentre arrivarono i padroni, e la rissa, fortunatamente verbale, esplose immediatamente ed in breve aumentò di tono. Chi urlava, chi abbaiava, chi minacciava di passare alle vie di fatto… Un casino infernale.

Alla fine prevalse il buonsenso. Noi esprimemmo le nostre ragioni con la promessa di non passare più alle prime ore del mattino e i padroni acconsentirono a lasciarci utilizzare la stradina, condendo il tutto con una bella predica sul tema della proprietà in parte privata e sull’usucapione. Ricordo che la predica terminò con la seguente frase: “Comunque siete dei bei matti, ed anche dei maleducati”. Forse per questo motivo, una parte della parete prese il nome di “Placca dei Maleducati”.

Alessandro Grillo – tratto da Finale Climbing di Marco Tomassini, Edizioni Versante Sud, 2022

Foto-relazione

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