Bastionata Centrale di Boragni – Via Pipino

Bastionata Centrale di Boragni - Via Pipino

La Via Pipino alla Bastionata Centrale di Boragni è una delle perle storiche dei “Cento Nuovi Mattini” di Alessandro Gogna. L’arrampicata è tecnica e sostenuta, di grande bellezza, su roccia a tratti delicata. La via prende il nome del fido cane dei fratelli Vaccari.

Innanzitutto ringraziamo Carlo Voena, che ha rinforzato le soste ed affiancato due resinati a due dei chiodi a pressione presenti.

Di seguito esponiamo il nostro parere personale su questo itinerario: questo parere si basa su riflessioni fatte da una guida alpina con 42 anni di esperienza, e non vuol essere in alcun modo una polemica.

Nelle condizioni attuali, con il tipo di protezioni che si trovano oggi in parete è un’arrampicata adatta a chi abbia motivazioni che vanno oltre al comune arrampicare per divertirsi, in quanto un’eventuale caduta potrebbe avere importanti conseguenze, date le protezioni scarse ed obsolete: le soste e la presenza dei 2 resinati salvavita garantiscono alla cordata di restare in parete, ma le conseguenze per un volo del primo di cordata sarebbero certamente gravi. Per percorrere in tranquillità questa via è necessario avere pienamente il grado massimo ed aver la certezza di non cadere.
Per integrare quanto possibile le protezioni è necessario aver dimestichezza nell’utilizzo di qualche chiodo tradizionale ed un buon occhio per eventuali clessidre. Forse non tutti sanno che i chiodi a pressione piantati da Vaccari in apertura nel 1974 sono dentro la roccia per circa 2 cm (vedi immagine sotto) e non terrebbero nessuna caduta (venivano proprio prodotti come chiodi da progressione in artificiale, non come protezioni): è già un miracolo che non escano anche solo quando ci si appende per riposare. Lo stesso vale per i chiodi tradizionali che sono in parete da 50 anni. Detto questo, per chi ne ha la preparazione ed è ben cosciente di cosa sta maneggiando, può essere sicuramente una grande avventura.

Un chiodo a pressione analogo a quello piantato dai Vaccari
Dafne su L1

Zona: Bastionata Centrale di Boragni

Sviluppo arrampicata: 110 metri

Apritori: A. Cappemberg, F. Dotti, S. Lionello, E. e G.L. Vaccari nel maggio del 1975

Tipo di apertura: dal basso con chiodi tradizionali e chiodi a pressione

Esposizione: nord-est

Protezioni: chiodi tradizionali, chiodi a pressione due dei quali sono affiancati da un resinato, soste con chiodi e 1 resinato o fix e resinato

Difficoltà: VII, VI+ A1 obbl.

Note: via storica di stampo alpinistico, in cui è vietato cadere

Equipaggiamento: normale da arrampicata, una serie di friend fino rosso BD, vivamente consigliato qualche chiodo e martello, cordini per clessidre e fettucce

Accesso: dal casello di Feglino salire verso Orco raggiungendo la piazza della chiesa, quindi scendere verso la frazione di Boragni, e parcheggiare a sinistra o a destra della strada.

Avvicinamento: imboccare la sterrata presente sul tornante e salire superando un cartello indicatore con le falesie. Proseguire verso destra per circa 50 m, quindi ad un bivio salire a sinistra superando un tornante e raggiungendo successivamente uno slargo in cui è visibile una stretta traccia tra i pungitopo, che porta alla base della falesia in corrispondenza della Via Pipino (scritta in nero sulla roccia). Ore 0,20.

Dafne sulla partenza di L2 (primo tetto)

Relazione

L0: salire una rampa terrosa verso destra, II, fino ad una corda fissa, superare un muro con blocchi, IV, quindi una placca sporca di terra, IV, sosta su albero, 25 m

L1: attaccare appena a destra di un diedro aperto, salire fino ad un chiodo poco visibile, V, (qui la via originale traversava a destra verso una clessidra ed una zona di rocce rosse per poi tornare a sinistra) proseguire direttamente seguendo vecchi chiodi spalmati di resina, superando un muretto poco appigliato, V+, poi tratto abbattuto, V-, sosta su due vecchi chiodi ed un resinato, 20 m

L2: attaccare in dulfer una fessura verticale che diviene tetto, VII, proseguire in dulfer con lungo tratto difficile da proteggere (abbiamo usato un friend verde ma poi abbiamo lasciato un cordino per eventuali fruitori successivi), VI+, fino ad un vecchio chiodo spalmato di resina, continuare nella fessura, VI, fino ad una serie di tre piccoli chiodi Cassin a pressione (il secondo accoppiato ad un resinato) che aggirano un secondo tetto, superare questo tratto con faticosi incastri strisciando nella fessura, VII o A1. Da quest’ultimo chiodo a pressione ci si può proteggere mettendo un paio di chiodi nei buchi sulla placca a destra, oppure proseguire in libera con lunghissimo e pericoloso run-out fino ad un chiodo poco visibile nel piccolo camino (allungare molto la protezione), VI+, qui traversare a destra sotto una lama (abbiamo lasciato un cordone rosso in una clessidra) e continuare a destra fino ad un chiodo ad anello (allungare la protezione), V+, proseguire in fessura con lama incastrata, VI, e raggiungere la sosta posta quasi a terra su cengia, sosta su resinato e fix con catena, 30 m

L3: salire verso sinistra e puntare ad una fessura-camino che si sale su terreno improteggibile (un albero provvidenziale è stato tagliato, ancora presente un cordone ma il ceppo è instabile) V, salire la fessura-camino incastrandosi in opposizione, VI+, superare un vecchio chiodo Grivel ed una clessidra difficile da infilare (abbiamo lasciato una fettuccia grigia), fino a sbucare su di un terrazzo con sosta su fix arrugginto e resinato con catena, 20 m

L4: per chi volesse uscire sulla sommità della parete è possibile uscire direttamente a destra verso una corda fissa (esposto) oppure superare un muretto V poi seguire una cengia a destra fino ad uscire dalla parete, sosta su albero, 15 m

Discesa: calate lungo la via da L4 oppure seguire alla meglio le vaghe tracce con ometti in direzione ovest fino ad incontrare il sentiero principale. Seguirlo in direzione sud, fino ad un bivio in cui si prende a sinistra (indicazioni per la Grotta Strapatente). Scendere lungamente costeggiando una falesia, quindi raggiungere il sentiero Frassati che scende verso la falesia di Skarafonia e successivamente al parcheggio. Ore 0,40.

Dafne dopo il primo tetto di L2
Dafne dopo il secondo tetto di L2

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Foto Relazione

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