Superpanza – Via Superpanza

Superpanza - Via Superpanza

La Via Superpanza all’omonima parete è qualcosa di spettacolare: pensare che Alessandro Grillo e Giancarlo Croci hanno salito questi strapiombi dal basso con chiodi tradizionali, sostando in piena esposizione, fa venire i brividi. 

Fino all’ottobre 2022 la via versava in stato di semi-abbandono. Con il permesso di Alessandro Grillo, abbiamo richiodato la via con il contributo di www.vielunghefinale.com e Affittacamere Bonora. Per vedere l’articolo sulla richiodatura clicca qui: Richiodatura Superpanza.

Gianni Calcagno su L1 di Superpanza, durante la prima ripetizione, foto archivio Grillo
Dafne quasi in sosta su L1

Note storiche

Nel bellissimo libro Un Sogno Lungo Cinquant’Anni di Alessandro Grillo, l’apritore racconta di aver attaccato l’enorme pancione con Vittorio Simonetti, non riuscendo in prima battuta a terminare l’itinerario. Così, pressato da Gianni Calcagno, che minacciava di terminare lui stesso la via, ed essendo Simonetti sempre impegnato, il Grillo chiamò Croci ed insieme si batterono per terminare la via sulla parte alta. Alcuni chiodi che si trovano tutt’ora in via sono materiale artigianale prodotto nell’officina di Giancarlo Croci.

Questa via, dopo la grande soddisfazione, provocò a Grillo un duplice dispiacere: da un lato Simonetti fu offeso per non essere stato coinvolto nella conclusione della via, dall’altro Calcagno accusò Grillo di aver utilizzato troppi chiodi. Alessandro si prese poco dopo la sua rivincita con la Via Grimonett al Pianarella.

Leggi il Racconto di Alessandro Grillo su Planet Mountain 

 

Vittorio Simonetti in apertura sul grande strapiombo di Superpanza, foto di Alessandro Grillo
Dafne sulla panza strapiombante di L2

Zona: Orco Feglino

Sviluppo arrampicata: 110 m

Apritori: prima salita Alessandro Grillo con Vittorio Simonetti per la parte bassa e con Giancarlo Croci per la parte alta nel marzo 1975. Richiodata a fittoni resinati da Gianni Lanza, Teo Bizzocchi, Cesare Marchesi e Dafne Munaretto nell’autunno 2022. Materiale offerto dal sito vielunghefinale e supporto logistico offerto da Affittacamere Bonora (la storica Locanda del Rio di Angiolina)

Tipo di apertura: dal basso con chiodi tradizionali

Esposizione: ovest

Protezioni: resinati, restano presenti i chiodi tradizionali della prima salita a testimonianza della storia

Difficoltà: 7a, 6b obbl.

Note: nonostante il grado obbligatorio possa apparire basso, la via si svolge su una parete strapiombante che richiede esperienza e sicurezza. La richiodatura, che ricalca quella originale, non banalizza le difficoltà. Nonostante storicamente nelle guide e/o siti vari L2 sia stato riportato come 6b+ o come 6c, percorrendo la vicina Via Vuoto a Perdere, valutata da tutte le guide e/o siti vari 6c+, ci siamo resi conto che in particolare il primo tratto di L2 di Superpanza sia decisamente più duro e su appigli piccoli e dolorosi. Ci sentiamo quindi di proporre per L2 il grado 7a.

Equipaggiamento: normale da arrampicata

Accesso: dal casello di Feglino, scendere in direzione di Finale, quindi salire con svolta a gomito in direzione Orco: dopo circa 300 m parcheggiare in uno slargo sulla sinistra in corrispondenza di un bivio nei pressi della Località Sanguineo.

Avvicinamento: Percorrere la strada di cava e superare la frazione, proseguire ancora dritto fino ad oltrepassare una cancellata e proseguire dritto. Dove la strada di cava piega a sinistra proseguire dritto per sentiero e dopo circa 50 m prendere l’evidente traccia a sinistra che conduce alla parete. Ci si trova quindi alla base della parete, che si segue verso destra salendo leggermente ad un terrazzo prima delle corde fisse, alla destra di un grande tetto giallo. Ore 0,10.

Alessandro Grillo in sosta dopo lo strapiombo di Superpanza, foto archivio Grillo
L'impegnativo e faticoso L2

Relazione

L1: salire il muretto a destra del grande tetto, 5a, fino ad una cengia con corda fissa, qui allungare molto le protezioni, traversare a sinistra per una decina di metri, 3, quindi salire verso l’evidente diedro rossastro, 5a, da cui si esce con un traverso verso sinistra, 5a, sosta su resinati inox da calata, 35 m

L2: salire lungo lo strapiombo, primi metri duri 7a (vedi note), successivamente si è sempre in strapiombo ma si trovano a sorpresa buone maniglie e mano a mano che si sale la difficoltà diminuisce, 6c poi 6b, uscire quindi sulla placca grigia verticale, 6a, e raggiungere la sosta oltrepassando un fico, presenti 2 soste, entrambe con 2 resinati inox, 25 m

L3: salire verticalmente con bellissimi movimenti e appigli, 5b, proseguire seguendo le maniglie, 5b e 5c, piegare quindi verso destra, 5a, e raggiungere la grande cengia con sosta su 2 resinati da collegare sotto un evidente diedro, 35 m

L4: salire l’evidente diedro con bellissima arrampicata, 6b, traversare a sinistra, 6a, quindi salire il tratto leggermente strapiombante con buone prese, 5c, uscire oltre un alberello, qui traversare a destra reperendo la sosta su 2 resinati, 15 m

Discesa: dalla sosta di L4 con breve calata tornare alla cengia. Qui è possibile scegliere varie linee di calata, o lungo la via, oppure spostarsi leggermente a destra e calarsi su Vuoto a Perdere. Se ci fossero più cordate è possibile anche spostarsi a sinistra (faccia a monte) circa 40 m superando alcuni fix ed una vecchia sosta su golfari arrugginiti, reperendo una nuova sosta su resinati appartenente alla Via Popolo Migratore. Da qui una calata di 30 m deposita al lato destro di un grottone, quindi con una seconda calata da 55 m si raggiunge la base della parete. Rientro per sentiero di salita. Ore 0,30.

Gianni su L3
Dafne sul bellissimo diedro di L4

Per questa via abbiamo utilizzato il materiale GRIVEL

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Foto-relazione

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